venerdì 27 marzo 2026
IL LABIRINTO
Il Labirinto trascina con sé tutta la potenza di simbolo antico e universale.
Rappresenta smarrimento e percorso iniziatico, desiderio di fuga e necessità di trovare il centro.
Metafora di sfida contro le proprie paure, e di impotenza per aver perduto la strada, il Labirinto compare sia nella mitologia, legata a Dedalo e Cnosso, che nella cristianità, costruito sui pavimenti delle cattedrali.
È la Kundalini nello yoga, per J. L. Borges rappresenta l’impossibilità da parte dell’uomo di trovare una verità assoluta e un senso definitivo alla propria esistenza.
U. Eco descrive la biblioteca labirinto, mentale e fisica, C. Escher ne dà vertiginose rappresentazioni grafiche…
Il Giocatore ha incontrato il Labirinto nella carta delle Lanterne, quando, scivolando in se stesso, ne ha incontrato il custode, recependo le sue indicazioni e costellando il percorso di lanterne luminose.
Ora, spostandosi nell’Altro Tempo, il Labirinto assume aspetti nuovi, convoca a esplorazioni sempre più nascoste, attraversando stati mentali e intuizioni divergenti, fino a raggiungere il confine con l’abisso e lì, finalmente, ricevere.
“… Poi, in un poi che non può essere definito, qualcosa cambiò. Le sembrò che ci fosse uno spazio tra lei e l’intorno, un silenzio denso e protettivo che sfociava in un punto. Il centro… “
Immagini da Jenny Mendes Ceramics
Meditation on wholeness
giovedì 1 gennaio 2026
LE CARTE DELL' ALTRO TEMPO
27 LA CARTA DELLA LIQUIRIZIA
Una rondella di liquirizia comparve un giorno sul tavolo del Giocatore. Una di quelle rondelle di cui era goloso, quando era piccolo. Gommosa, allungabile, da srotolare o mordere, il Giocatore ricordava la sensazione di piacere in bocca, per i denti, il palato, la lingua. Sorrise, incuriosito da quelle memorie infantili, dolci e trasgressive, così almeno gli sembravano ora.
Avevano un messaggio per lui?
Lo sospettò, evidentemente, ma nulla si mosse nei giorni seguenti e il profumo forte e persistente che evocava sentori di vaniglia, finocchio e anice, si trasmise alla bocca quando decise di farsi una tisana che sorseggiò, in un caldo quanto inatteso pomeriggio di ottobre.
“ Mi aiuterà a ridurre le infiammazioni, proteggendo le mucose, emolliente e lenitiva placherà il respiro infreddolito” pensò il Giocatore.
E anche questo avvenne, nei giorni seguenti, ma neanche questo era il messaggio fondamentale. La rondella sul tavolo cominciava a impolverarsi. Il Giocatore si sentiva indeciso eppure pronto. I mesi precedenti erano stati complessi: aveva contattato i vuoti, si era affidato alle piccole esperienze, aveva lasciato che i colori si mescolassero in lui. La sua strada si era colmata di ostacoli e buche, nulla era più acquisito e strati di tormento e fatica opacizzavano il suo sguardo.
E adesso? Una rondella di liquirizia, morbida e zuccherosa?
Il Giocatore la prese in mano e cominciò a distenderla, sembrava un lungo sentiero, nero con sfumature marroni e un tocco di giallo scuro. Srotolando si accorse che appariva saldato al centro, come se ci fossero due vie adiacenti, incollate. Iniziò a separarle, tirando leggermente, ne vennero fuori due tracce simili e divergenti e, per una strana osmosi dimensionale, la separazione si estese anche alla sua vita.
Fu una folgorazione, il vedere dove prima non c’era nulla, il comprendere dove prima non c’erano significati. Erano altre parole e altri sguardi. Due strade, non più una sola. Il Giocatore percepì i suoi dubbi e i cambiamenti nelle percezioni, le domande travolgenti che aveva posto a se stesso: come posso non sentire più ciò che è? Le strade semplicemente erano due. Avrebbe potuto continuare sulla sua, osteggiato dalle incertezze e insoddisfatto nelle sensazioni, ma ne esisteva un’altra, era sempre esistita, solo che era inglobata in una visione di sé e del mondo che l’aveva nascosta. C’era stata una scelta all’origine, ma non se ne era accorto, aveva creduto che quella fosse l’unico suo desiderio. Ora si accorgeva che quel desiderio era solo uno dei possibili sguardi, importante, forse quello di cui aveva avuto più bisogno allora, ma esistevano altre scelte e l’insoddisfazione che stava provando era lì proprio per mostrargliele.
“Ecco –pensò il Giocatore– posso lasciar andare quella strada, perché quella che ho percorso non era l’unica.”
La rondella di liquirizia era distesa lunga sul tavolo. Due direzioni, ma non da adesso, quella era la comprensione essenziale. Fu come penetrare in un tunnel atemporale, fu come rompere un guscio di condizionamenti, fu come cambiare direzione, accorgersi.
Il Giocatore aveva chiuso gli occhi come dentro una galleria, quando li riaprì, gli sembrò di essere su un treno all’estero. Superato il confine, il paesaggio era nuovo, la lingua era diversa, i paesi, la storia... tutto era sconosciuto e accessibile. Il passato era rimasto al di là, dove avrebbe continuato a essere per chi era stato, ma ora non era più.
Il Giocatore sorrise, rientrò nel tempo degli orologi, mise in bocca la liquirizia e ne assaporò l’intensa fragranza.
Poi uscì di casa, verso un sole radente e, voltandosi, dopo pochi passi, si accorse che anch’essa era cambiata.
O forse era cambiato il suo sguardo.
Una rondella di liquirizia comparve un giorno sul tavolo del Giocatore. Una di quelle rondelle di cui era goloso, quando era piccolo. Gommosa, allungabile, da srotolare o mordere, il Giocatore ricordava la sensazione di piacere in bocca, per i denti, il palato, la lingua. Sorrise, incuriosito da quelle memorie infantili, dolci e trasgressive, così almeno gli sembravano ora.
Avevano un messaggio per lui?
Lo sospettò, evidentemente, ma nulla si mosse nei giorni seguenti e il profumo forte e persistente che evocava sentori di vaniglia, finocchio e anice, si trasmise alla bocca quando decise di farsi una tisana che sorseggiò, in un caldo quanto inatteso pomeriggio di ottobre.
“ Mi aiuterà a ridurre le infiammazioni, proteggendo le mucose, emolliente e lenitiva placherà il respiro infreddolito” pensò il Giocatore.
E anche questo avvenne, nei giorni seguenti, ma neanche questo era il messaggio fondamentale. La rondella sul tavolo cominciava a impolverarsi. Il Giocatore si sentiva indeciso eppure pronto. I mesi precedenti erano stati complessi: aveva contattato i vuoti, si era affidato alle piccole esperienze, aveva lasciato che i colori si mescolassero in lui. La sua strada si era colmata di ostacoli e buche, nulla era più acquisito e strati di tormento e fatica opacizzavano il suo sguardo.
E adesso? Una rondella di liquirizia, morbida e zuccherosa?
Il Giocatore la prese in mano e cominciò a distenderla, sembrava un lungo sentiero, nero con sfumature marroni e un tocco di giallo scuro. Srotolando si accorse che appariva saldato al centro, come se ci fossero due vie adiacenti, incollate. Iniziò a separarle, tirando leggermente, ne vennero fuori due tracce simili e divergenti e, per una strana osmosi dimensionale, la separazione si estese anche alla sua vita.
Fu una folgorazione, il vedere dove prima non c’era nulla, il comprendere dove prima non c’erano significati. Erano altre parole e altri sguardi. Due strade, non più una sola. Il Giocatore percepì i suoi dubbi e i cambiamenti nelle percezioni, le domande travolgenti che aveva posto a se stesso: come posso non sentire più ciò che è? Le strade semplicemente erano due. Avrebbe potuto continuare sulla sua, osteggiato dalle incertezze e insoddisfatto nelle sensazioni, ma ne esisteva un’altra, era sempre esistita, solo che era inglobata in una visione di sé e del mondo che l’aveva nascosta. C’era stata una scelta all’origine, ma non se ne era accorto, aveva creduto che quella fosse l’unico suo desiderio. Ora si accorgeva che quel desiderio era solo uno dei possibili sguardi, importante, forse quello di cui aveva avuto più bisogno allora, ma esistevano altre scelte e l’insoddisfazione che stava provando era lì proprio per mostrargliele.
“Ecco –pensò il Giocatore– posso lasciar andare quella strada, perché quella che ho percorso non era l’unica.”
La rondella di liquirizia era distesa lunga sul tavolo. Due direzioni, ma non da adesso, quella era la comprensione essenziale. Fu come penetrare in un tunnel atemporale, fu come rompere un guscio di condizionamenti, fu come cambiare direzione, accorgersi.
Il Giocatore aveva chiuso gli occhi come dentro una galleria, quando li riaprì, gli sembrò di essere su un treno all’estero. Superato il confine, il paesaggio era nuovo, la lingua era diversa, i paesi, la storia... tutto era sconosciuto e accessibile. Il passato era rimasto al di là, dove avrebbe continuato a essere per chi era stato, ma ora non era più.
Il Giocatore sorrise, rientrò nel tempo degli orologi, mise in bocca la liquirizia e ne assaporò l’intensa fragranza.
Poi uscì di casa, verso un sole radente e, voltandosi, dopo pochi passi, si accorse che anch’essa era cambiata.
O forse era cambiato il suo sguardo.
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