venerdì 27 marzo 2026
IL LABIRINTO
Il Labirinto trascina con sé tutta la potenza di simbolo antico e universale.
Rappresenta smarrimento e percorso iniziatico, desiderio di fuga e necessità di trovare il centro.
Metafora di sfida contro le proprie paure, e di impotenza per aver perduto la strada, il Labirinto compare sia nella mitologia, legata a Dedalo e Cnosso, che nella cristianità, costruito sui pavimenti delle cattedrali.
È la Kundalini nello yoga, per J. L. Borges rappresenta l’impossibilità da parte dell’uomo di trovare una verità assoluta e un senso definitivo alla propria esistenza.
U. Eco descrive la biblioteca labirinto, mentale e fisica, C. Escher ne dà vertiginose rappresentazioni grafiche…
Il Giocatore ha incontrato il Labirinto nella carta delle Lanterne, quando, scivolando in se stesso, ne ha incontrato il custode, recependo le sue indicazioni e costellando il percorso di lanterne luminose.
Ora, spostandosi nell’Altro Tempo, il Labirinto assume aspetti nuovi, convoca a esplorazioni sempre più nascoste, attraversando stati mentali e intuizioni divergenti, fino a raggiungere il confine con l’abisso e lì, finalmente, ricevere.
“… Poi, in un poi che non può essere definito, qualcosa cambiò. Le sembrò che ci fosse uno spazio tra lei e l’intorno, un silenzio denso e protettivo che sfociava in un punto. Il centro… “
Immagini da Jenny Mendes Ceramics
Meditation on wholeness
giovedì 1 gennaio 2026
LE CARTE DELL' ALTRO TEMPO
27 LA CARTA DELLA LIQUIRIZIA
Una rondella di liquirizia comparve un giorno sul tavolo del Giocatore. Una di quelle rondelle di cui era goloso, quando era piccolo. Gommosa, allungabile, da srotolare o mordere, il Giocatore ricordava la sensazione di piacere in bocca, per i denti, il palato, la lingua. Sorrise, incuriosito da quelle memorie infantili, dolci e trasgressive, così almeno gli sembravano ora.
Avevano un messaggio per lui?
Lo sospettò, evidentemente, ma nulla si mosse nei giorni seguenti e il profumo forte e persistente che evocava sentori di vaniglia, finocchio e anice, si trasmise alla bocca quando decise di farsi una tisana che sorseggiò, in un caldo quanto inatteso pomeriggio di ottobre.
“ Mi aiuterà a ridurre le infiammazioni, proteggendo le mucose, emolliente e lenitiva placherà il respiro infreddolito” pensò il Giocatore.
E anche questo avvenne, nei giorni seguenti, ma neanche questo era il messaggio fondamentale. La rondella sul tavolo cominciava a impolverarsi. Il Giocatore si sentiva indeciso eppure pronto. I mesi precedenti erano stati complessi: aveva contattato i vuoti, si era affidato alle piccole esperienze, aveva lasciato che i colori si mescolassero in lui. La sua strada si era colmata di ostacoli e buche, nulla era più acquisito e strati di tormento e fatica opacizzavano il suo sguardo.
E adesso? Una rondella di liquirizia, morbida e zuccherosa?
Il Giocatore la prese in mano e cominciò a distenderla, sembrava un lungo sentiero, nero con sfumature marroni e un tocco di giallo scuro. Srotolando si accorse che appariva saldato al centro, come se ci fossero due vie adiacenti, incollate. Iniziò a separarle, tirando leggermente, ne vennero fuori due tracce simili e divergenti e, per una strana osmosi dimensionale, la separazione si estese anche alla sua vita.
Fu una folgorazione, il vedere dove prima non c’era nulla, il comprendere dove prima non c’erano significati. Erano altre parole e altri sguardi. Due strade, non più una sola. Il Giocatore percepì i suoi dubbi e i cambiamenti nelle percezioni, le domande travolgenti che aveva posto a se stesso: come posso non sentire più ciò che è? Le strade semplicemente erano due. Avrebbe potuto continuare sulla sua, osteggiato dalle incertezze e insoddisfatto nelle sensazioni, ma ne esisteva un’altra, era sempre esistita, solo che era inglobata in una visione di sé e del mondo che l’aveva nascosta. C’era stata una scelta all’origine, ma non se ne era accorto, aveva creduto che quella fosse l’unico suo desiderio. Ora si accorgeva che quel desiderio era solo uno dei possibili sguardi, importante, forse quello di cui aveva avuto più bisogno allora, ma esistevano altre scelte e l’insoddisfazione che stava provando era lì proprio per mostrargliele.
“Ecco –pensò il Giocatore– posso lasciar andare quella strada, perché quella che ho percorso non era l’unica.”
La rondella di liquirizia era distesa lunga sul tavolo. Due direzioni, ma non da adesso, quella era la comprensione essenziale. Fu come penetrare in un tunnel atemporale, fu come rompere un guscio di condizionamenti, fu come cambiare direzione, accorgersi.
Il Giocatore aveva chiuso gli occhi come dentro una galleria, quando li riaprì, gli sembrò di essere su un treno all’estero. Superato il confine, il paesaggio era nuovo, la lingua era diversa, i paesi, la storia... tutto era sconosciuto e accessibile. Il passato era rimasto al di là, dove avrebbe continuato a essere per chi era stato, ma ora non era più.
Il Giocatore sorrise, rientrò nel tempo degli orologi, mise in bocca la liquirizia e ne assaporò l’intensa fragranza.
Poi uscì di casa, verso un sole radente e, voltandosi, dopo pochi passi, si accorse che anch’essa era cambiata.
O forse era cambiato il suo sguardo.
Una rondella di liquirizia comparve un giorno sul tavolo del Giocatore. Una di quelle rondelle di cui era goloso, quando era piccolo. Gommosa, allungabile, da srotolare o mordere, il Giocatore ricordava la sensazione di piacere in bocca, per i denti, il palato, la lingua. Sorrise, incuriosito da quelle memorie infantili, dolci e trasgressive, così almeno gli sembravano ora.
Avevano un messaggio per lui?
Lo sospettò, evidentemente, ma nulla si mosse nei giorni seguenti e il profumo forte e persistente che evocava sentori di vaniglia, finocchio e anice, si trasmise alla bocca quando decise di farsi una tisana che sorseggiò, in un caldo quanto inatteso pomeriggio di ottobre.
“ Mi aiuterà a ridurre le infiammazioni, proteggendo le mucose, emolliente e lenitiva placherà il respiro infreddolito” pensò il Giocatore.
E anche questo avvenne, nei giorni seguenti, ma neanche questo era il messaggio fondamentale. La rondella sul tavolo cominciava a impolverarsi. Il Giocatore si sentiva indeciso eppure pronto. I mesi precedenti erano stati complessi: aveva contattato i vuoti, si era affidato alle piccole esperienze, aveva lasciato che i colori si mescolassero in lui. La sua strada si era colmata di ostacoli e buche, nulla era più acquisito e strati di tormento e fatica opacizzavano il suo sguardo.
E adesso? Una rondella di liquirizia, morbida e zuccherosa?
Il Giocatore la prese in mano e cominciò a distenderla, sembrava un lungo sentiero, nero con sfumature marroni e un tocco di giallo scuro. Srotolando si accorse che appariva saldato al centro, come se ci fossero due vie adiacenti, incollate. Iniziò a separarle, tirando leggermente, ne vennero fuori due tracce simili e divergenti e, per una strana osmosi dimensionale, la separazione si estese anche alla sua vita.
Fu una folgorazione, il vedere dove prima non c’era nulla, il comprendere dove prima non c’erano significati. Erano altre parole e altri sguardi. Due strade, non più una sola. Il Giocatore percepì i suoi dubbi e i cambiamenti nelle percezioni, le domande travolgenti che aveva posto a se stesso: come posso non sentire più ciò che è? Le strade semplicemente erano due. Avrebbe potuto continuare sulla sua, osteggiato dalle incertezze e insoddisfatto nelle sensazioni, ma ne esisteva un’altra, era sempre esistita, solo che era inglobata in una visione di sé e del mondo che l’aveva nascosta. C’era stata una scelta all’origine, ma non se ne era accorto, aveva creduto che quella fosse l’unico suo desiderio. Ora si accorgeva che quel desiderio era solo uno dei possibili sguardi, importante, forse quello di cui aveva avuto più bisogno allora, ma esistevano altre scelte e l’insoddisfazione che stava provando era lì proprio per mostrargliele.
“Ecco –pensò il Giocatore– posso lasciar andare quella strada, perché quella che ho percorso non era l’unica.”
La rondella di liquirizia era distesa lunga sul tavolo. Due direzioni, ma non da adesso, quella era la comprensione essenziale. Fu come penetrare in un tunnel atemporale, fu come rompere un guscio di condizionamenti, fu come cambiare direzione, accorgersi.
Il Giocatore aveva chiuso gli occhi come dentro una galleria, quando li riaprì, gli sembrò di essere su un treno all’estero. Superato il confine, il paesaggio era nuovo, la lingua era diversa, i paesi, la storia... tutto era sconosciuto e accessibile. Il passato era rimasto al di là, dove avrebbe continuato a essere per chi era stato, ma ora non era più.
Il Giocatore sorrise, rientrò nel tempo degli orologi, mise in bocca la liquirizia e ne assaporò l’intensa fragranza.
Poi uscì di casa, verso un sole radente e, voltandosi, dopo pochi passi, si accorse che anch’essa era cambiata.
O forse era cambiato il suo sguardo.
domenica 2 novembre 2025
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Ogniqualvolta che pesco una carta, il giocatore di carte mi consente, verosimilmente, di lavorare su me stessa; attraversando, come per magia, un passaggio che mi introduce nel mio dolore più nascosto con estrema tranquillità, accarezzando dolcemente le ferite ormai sfuocate dal tempo.
Così, permette loro di riaffiorare, di essere riconosciute, elaborate e finalmente guarire.
Adoro questo libro.
Lo consiglio a chiunque voglia scoprire la parte migliore di sé.
A coloro che, come me, si sono risvegliati e amano la vita.
Complimenti a Paola e Nadia.
La Francy
Così, permette loro di riaffiorare, di essere riconosciute, elaborate e finalmente guarire.
Adoro questo libro.
Lo consiglio a chiunque voglia scoprire la parte migliore di sé.
A coloro che, come me, si sono risvegliati e amano la vita.
Complimenti a Paola e Nadia.
La Francy
giovedì 4 settembre 2025
CARTE e PSICOLOGIA
Psicard, Dixit, Schema therapy kit, carte metaforiche associative, polivagali, Eureka… e poi Tarocchi, oracoli…
Si moltiplicano i mazzi e gli articoli su come le carte possono essere utilizzate nel setting clinico, su come rappresentino uno strumento pratico e creativo per lavorare sugli schemi disfunzionali e per favorire la ristrutturazione dei significati personali a livello semantico ed emotivo.
Interessante!
Il Giocatore incontra spesso psicoterapeuti incuriositi, stimolati dai disegni inafferrabili di Nadia e dalla loro capacità di sollecitare impulsi espressivi, ma esiste un limite al loro potere e soprattutto cosa e chi cosa lo sancisce?
Poniamo il quesito a chi ci legge.
Una riflessione può riguardare l’aspettativa? Vedere una carta già mi dà risposte sul suo significato? Oppure apre una porta sul non conosciuto? Conferma ciò che so oppure mi stupisce?
Fateci sapere…
Si moltiplicano i mazzi e gli articoli su come le carte possono essere utilizzate nel setting clinico, su come rappresentino uno strumento pratico e creativo per lavorare sugli schemi disfunzionali e per favorire la ristrutturazione dei significati personali a livello semantico ed emotivo.
Interessante!
Il Giocatore incontra spesso psicoterapeuti incuriositi, stimolati dai disegni inafferrabili di Nadia e dalla loro capacità di sollecitare impulsi espressivi, ma esiste un limite al loro potere e soprattutto cosa e chi cosa lo sancisce?
Poniamo il quesito a chi ci legge.
Una riflessione può riguardare l’aspettativa? Vedere una carta già mi dà risposte sul suo significato? Oppure apre una porta sul non conosciuto? Conferma ciò che so oppure mi stupisce?
Fateci sapere…
martedì 8 luglio 2025
INCONTRI
Il Giocatore invita a nuovi incontri ed esperienze condivise.
Donne, in questi giorni. Donne giovani ed esperte, inquiete e solide, pensierose e creative. Curiose e aperte.
E, quando l’empatia si instaura sovrana, allora succede che la storia scritta da una persona descrive la storia di altre... La sincronicità apre spazi commoventi nei quali sprofondare e cogliere il tutto.
Il Giocatore, come sempre, conduce e apre. Crea occasioni e sorprese.
Donne, in questi giorni. Donne giovani ed esperte, inquiete e solide, pensierose e creative. Curiose e aperte.
E, quando l’empatia si instaura sovrana, allora succede che la storia scritta da una persona descrive la storia di altre... La sincronicità apre spazi commoventi nei quali sprofondare e cogliere il tutto.
Il Giocatore, come sempre, conduce e apre. Crea occasioni e sorprese.
lunedì 24 marzo 2025
RINNOVAMENTO
www.ilgiocatoredicarte.it
A dieci anni dalla pubblicazione del libro diamo spazio al rinnovamento.
Il nuovo sito è on line, seguiteci e condividete scoperte e opportunità.
Grazie di cuore ad Andrea Bersi, per i codici, le intuizioni, la vicinanza.
Il nuovo sito è on line, seguiteci e condividete scoperte e opportunità.
Grazie di cuore ad Andrea Bersi, per i codici, le intuizioni, la vicinanza.
mercoledì 1 maggio 2024
IRINA
L’immagine di questa opera di Catrin Welz-Stein ci ricorda la carta di Irina e chi l’ha scelta, due mesi fa: Chiara, dodici anni.
Improvvisi svenimenti a scuola, visite specialistiche, ansia e preoccupazioni. Pesi.
Irina ha accumulato pesi, pesi che non le appartengono, mentre viaggia alla ricerca della pietra oracolare. Chiara adesso sta meglio: ha deciso di lasciare l’impegno della pallavolo.
Quelle due volte che erano troppe per lei. Ieri ha scelto la carta del cavallo e della scacchiera. Nella sua storia una ragazza fugge a cavallo dal paese invaso dai predoni. Il titolo che ha dato alla carta è: la sopravvissuta.
Intensità e potenza del sentire interiore.
Irina ha accumulato pesi, pesi che non le appartengono, mentre viaggia alla ricerca della pietra oracolare. Chiara adesso sta meglio: ha deciso di lasciare l’impegno della pallavolo.
Quelle due volte che erano troppe per lei. Ieri ha scelto la carta del cavallo e della scacchiera. Nella sua storia una ragazza fugge a cavallo dal paese invaso dai predoni. Il titolo che ha dato alla carta è: la sopravvissuta.
Intensità e potenza del sentire interiore.
giovedì 7 marzo 2024
CELEBRIAMO
Il seminario sulle nuove carte del Giocatore si è concluso dopo sei mesi di confronti e scoperte.
Per celebrare questo momento pubblichiamo la dodicesima carta, quella della piroga e riportiamo una citazione di Kandinsky, tratto da “Il suono giallo e altre composizioni sceniche”.
“Ogni opera nasce dall’inconscio. Si forma nell’anima un movimento di nubi. Si creano tensioni che si innalzano come grosse onde, cagionano inquietudine, ricadono, suscitano attese, tornano a innalzarsi, per poi ricadere di nuovo. È come un possente pulsare interiore contro le pareti che rinserrano l’anima, simile al travaglio di un parto.”
martedì 13 febbraio 2024
Il Giocatore e gli Animali
Il Giocatore ha incontrato spesso l’energia degli animali.
Energie primarie potenti ed essenziali che mostrano i legami con le nostre pulsioni, la naturalità, il selvatico.
La volpe, il corvo, l’aquila, il cavallo compaiono nel libro come guide e come potenzialità da sviluppare, come attenzione ai passi non condizionati, come voglie incomprese.
L’aquila ci aiuta a distaccarci dalle situazioni, il cavallo sprona al superamento dei blocchi, la volpe ci ricorda il bisogno di boschi e radure, il corvo veglia sul filo spinato come l’orgoglio.
Nelle nuove XII carte compaiono invece le lucciole, dolci e luminose, apparentemente con poco valore, eppure il loro messaggio di protezione accompagna i momenti di buio, mostrando la via.
Altri animali compaiono nelle carte dell’Altro Tempo, ancora celate nell’intimità del sentire. Molteplici e selvatici quelli che il Giocatore incontra sulla via della Carta senza nome...
...
...Intorno al Giocatore si accesero altri occhi, azzurri, viola, verdi, gialli... la notte si riempì di sguardi luminosi come stelle e, finalmente, il cuore si placò.
Il Giocatore si sedette a terra e gli occhi assunsero l’aspetto di animali che gli si avvicinavano, curiosi e attenti, in armonia gli uni con gli altri.
Percepì la lingua di un felino sul braccio, l’alito erboso di un’antilope, il morbido pelo di una volpe e la carezza di ali di farfalla sulle palpebre...
...
Nei difficili momenti della vertigine l’uccello e la serpe non basteranno, ci vorrà il passo sicuro del camoscio. E poi la sorpresa, in due carte diverse, dell’ineffabile libellula. Ancora non sappiamo perché né quando... ma la bellezza intanto ci sommerge.
mercoledì 14 giugno 2023
martedì 11 aprile 2023
NARRARE
Chi ha avuto voglia di leggere le storie dei ritorni del Giocatore ha potuto comprendere come le energie interiori possano attraversare momenti complessi e difficili.
Ripristinare il contatto con il passato dando completamento ai progetti sopiti, lasciar andare parti di noi, anche se ci creano solitudine, affondare nella ricerca, nelle esperienze, nella fragilità... tutto va esplorato e rielaborato, senza fretta e senza reticenze.
Le storie ci aiutano in questo percorso, ci fanno accogliere e rimodellare l’invisibile, danno movimento ai pensieri e trasformano le emozioni.
L’invito del Giocatore è sempre questo: accogliere il sentire, portarlo alla luce, creare movimento e incontrare il cambiamento.
Non ci stancheremo mai di ricordarlo, anche adesso che molti terapeuti e scrittori riconoscono nella narrazione uno straordinario processo di conoscenza di sé e guarigione.
venerdì 7 aprile 2023
RITORNI 4.6
Il Giocatore aveva ultimato il suo viaggio, incontrando e domandando, aveva raggiunto il costruttore di archi, di cui tanto gli avevano parlato. Aveva capito dal suo sguardo e dalle sue mani perché fosse tanto abile. Anche il suo silenzio aveva parlato.
Non aveva domandato, non aveva spiegato. Si era seduto accanto a lui e aveva cominciato a osservarlo. Dopo molti giorni aveva cominciato a cogliere alcuni passaggi di quell’arte antica e preziosa, e l’uomo aveva cominciato a indicargli oggetti da portargli, aveva nominato gesti e creazioni.
Altri giorni erano passati, il costruttore aveva cominciato ad affidargli piccoli compiti, gli aveva mostrato i legni migliori e quelli più particolari. Gli aveva insegnato la scelta delle corde, le fibre del lino, i tendini delle gazzelle.
Il Giocatore imparava e si appassionava, comprendeva i segreti dell’accumulo dell’energia potenziale, sotto forma di energia elastica, grazie alla deformazione dei flettenti. E poi il rilascio della corda, l’energia che diventa movimento. La trasformazione e le dissipazioni.
Non si accorse di aver costruito un arco completo, fino a quando il costruttore non gli sorrise. Era così immerso nel suo compito da dimenticare ogni pensiero, ogni ricordo, ogni mancanza. Persino quella di lei.
Quel sorriso lo riportò nel presente, facendogli sentire una gioia pungente e umida. Facendogli pensare a lei.
Imbracciando l’arco, prese congedo, lasciando gratitudine.
Tornò verso casa.
Il profumo del fuoco lo raggiunse per primo, poi la sagoma della casa, nelle luci della sera, guardò dalla finestra e la vide appisolata sul tappeto.
L’emozione gli impedì di entrare nella stanza. Si allontanò fra gli arbusti, fu così che vide i mandala appesi. Fu così che seppe e riconobbe.
POI...
Mi sono svegliata all’improvviso, ho aggiunto della legna al fuoco. Sono irrequieta, eppure non ci sono indizi o segnali di altro. Eppure...
Un lieve suono ha pervaso la notte, fischietta sempre così il Giocatore quando si avvicina... si avvicina...
Ho spalancato la porta e il cuore. Ci siamo stretti ridendo, frugando fra le labbra e le vesti. L’amore è così... sempre.
Abbiamo parlato solo al risveglio, la giornata era fredda e limpida.
Ho guardato. Ho visto. Il suo dono.
Ho preso la faretra e le frecce e sono corsa nel gelo.
Lui sorrideva nell’abbracciarmi, mentre impugnavo l’arco, ne percepivo la flessibilità e la forza.
Una due tre... tante frecce scoccate con precisione e impeto, nella gioia di percepire una abilità inattesa e voluta, fortemente.
Siamo rientrati con le dita gelate e la luce negli occhi.
Mille progetti sono nati in noi.
Ora avevamo tutto.
Avremmo scoccato le frecce. Centrato in nostri bersagli.
martedì 21 marzo 2023
RITORNI 4.5
Quando mi sono svegliata, il giorno era già caldo, un profumo nell’aria, un messaggio in arrivo, una lettura.. un po’ più in là.
Ho preso i fogli e mi sono messa a disegnare.
Uno due tre... quanti... uno dopo l’altro i fogli si riempiono di segni e di colori, mandala che sorgono uno dall’altro, mandala nei quali tuffare i pensieri che non vengono, le emozioni che non posso fermare.
Ho appeso i fogli ai rami degli arbusti, qui non ci sono alberi, quegli alti alberi delle foreste, qui ci sono arbusti: rododendri incendiati di sole a luglio, more e olivelli spinosi, filadelfi e lillà. Chiameranno a casa il mio Giocatore? Li vedrà dall’alto, quando la sua mente percorrerà la nostra casa cercando le tracce della mia presenza?
Mi manchi.
I disegni hanno tradotto l’anima in segni e colori, tutto è davanti a me, tutto è dentro, insieme al ripercorrere e all’immaginare. I disegni sono diventati bersagli per il battito del cuore, bersagli per i ricordi e i sogni, per le paure mai superate, i blocchi che chiudono lo sguardo. L’amore. Ho centrato anche l’amore, disegnando il piacere e la pelle, il silenzio e i baci, l’invisibile e l’atemporale. L’ho centrato, in un foglio rosso e arancione, lo sfondo blu come il mare.
Le frecce sono sempre qui, le accarezzo e le ripasso, nella struttura e nelle potenzialità, mentre il volto del Maestro sorride in un angolo di me e a volte compare all’inizio del sentiero, sulla collina.
Così il completamento e l’attesa. L’alchimia.
Oggi sono stata sulla riva del lago. Non ero sola. Il mio corpo ha cominciato a muoversi , la gamba destra in avanti, il ginocchio piegato, il piede sinistro rivolto verso l’esterno. Il braccio teso, il pollice all’altezza degli occhi. Il Maestro è entrato in me.
Oh... la bellezza.
Ho sentito fibre e nervi, ossa e muscoli, sangue e respiro.
Ho sentito tutto.
Tutto ciò che lui sentiva, che mi mostrava con pazienza e dolcezza, imbracciando il suo arco antico. Ne ho visto i flettenti con aggiunte di corno, la corda elastica e forte, ne ho percepito l’energia trattenuta e rilasciata.
Sono caduta a terra.
Quando ho riaperto gli occhi, le stelle erano semi brillanti dentro il cielo.
Torno ogni mattina al lago, voglio che il Giocatore mi veda lì, quando arriverà.
Voglio che distingua la mia linea sottile che si muove, voglio che si domandi se sto danzando sulla rugiada, che capisca, poco alla volta, cosa sono i miei gesti, cosa conducono, cosa ricordano, insegnano.
Le nuvole si appesantiscono e l’aria si raffredda, alba dopo alba. Ho cominciato ad accendere il fuoco la sera.
venerdì 3 marzo 2023
Ritorni 4.4
Quanto sono lunghi questi giorni, e le notti senza sonno e senza stelle.
Come se stessi attraversando le tenebre fuori e dentro di me.
Guardo le frecce, abbandonate a terra, non ho rimesso a posto le faretre, tutto mi sembra privo di significato. Anche la sua partenza.
Non ho notizie del Giocatore, a volte sento dove sta andando e cosa sta vivendo, ma ora c’è come una cortina tra i nostri cuori, un filo spezzato tra le nostre menti.
Ho preso i gessetti colorati e ho tracciato ragnatele grigie e nere sui fogli trovati in un cassetto. Labirinti, forse sono labirinti nei quali non riesco a posizionarmi. Così non so se sto cercando di uscirne o sto piuttosto muovendomi verso un centro.
Alla sera, prima che il fuoco si spenga, brucio i fogli disegnati e la brace assume strane forme, come se comprendesse i significati, come se li respingesse prima e li trasmutasse poi.
Al mattino tolgo la cenere, ho fatto un piccolo mucchio nei campi di lupino, talvolta appoggio anche una preghiera. Al tutto, a me. A lui. Al suo ritorno.
L’alba mi dice che un altro giorno ricomincia e io traccio un piccolo segno sul muro accanto all’uscio. Potrei contare ormai i tanti segni, otterrei un numero, ma esso non avrebbe nessun significato, né porterebbe comprensione o speranza.
Ieri, però, è successo qualcosa di diverso. Ieri... o forse ieri l’altro... o forse sta per succedere... tutto è presente insieme, tutto è adesso, mentre prendo il gesso rosso e traccio una linea verticale a metà del foglio. Solo quella.
Una linea rossa che divide la carta. Una freccia forse, prendo un gesso giallo per disegnare la punta. Verso l’alto o verso il basso... che importa quando basta ruotare il foglio. So che non lo brucerò, non l’ho bruciato, ho preso un chiodo arrugginito e l’ho fissato sulla piccola credenza di noce in cui teniamo le coppe per bere. Lì, nella notte, mi terrà compagnia.
Ho sognato. La linea rossa stava scendendo dal foglio, era come un fiume che arrivava ai miei piedi. Mi sono spaventata, sembrava sangue e saliva nelle gambe. Saliva fino a sfiorare la punta delle mani che, al contatto, si accorgevano di toccare petali di rosa, ero immersa in un’acqua di rose rosse profumatissima. Damascene.
Mi sono svegliata di colpo. Sono andata a toccare il disegno.
Era fermo. Polvere di gesso è rimasta sulle dieta, l’ho appoggiata sulle guance, per restituire colore anche al mio viso.
Poi mi sono riaddormentata ed era bello.
sabato 11 febbraio 2023
RITORNI 4.3
Una mattina, al risveglio, c’era sull’erba una brina leggera, una nebbia sottile e vaporosa che mi spinse ad aprire il baule sotto la finestra. Era pieno di doppifondi, sorrisi mentre li aprivo, seguendo antichi rituali che spostavano i listelli a incastro a scomparsa. Non mi ero mai chiesta come potesse contenere così tanti oggetti, era come se lo spazio potesse contrarsi. C’erano tre faretre, una da portare alla cinta, una sulla schiena. La terza, da agganciare alla sella del cavallo, aveva anche uno spazio per l’arco.
Il Giocatore mi raggiunse, lo sguardo pensoso, mentre io ero eccitata nell’osservare questi oggetti ritrovati, che erano sempre lì, sempre pronti. Gli raccontai come le avevo ottenute, gli mostrai il segno che il Maestro aveva inciso, come protezione e sigillo. Una lingua antica e sconosciuta di cui non mi aveva mi aveva mostrato i significati.
Non ero pronta, pensavo. Non era tempo, aveva detto lui.
Il Giocatore attese che le emozioni si placassero, poi accese il fuoco, prese le mie mani e mi chiese:
“Dov’è l’arco?”
Dov’è l’arco... io non avevo mai avuto un arco, costruivo frecce, le portavo nelle mie faretre, mentre andavo nel mondo, le scambiavo con altri oggetti, barattando utilità e favori. A volte le lanciavo per testarne la velocità, le cedevo agli arcieri che ne avevano bisogno o le regalavo a chi non ne possedeva.
Il Maestro aveva un arco, flessibile, leggero, potentissimo. Assorbivo ogni piccolo suo gesto quando incoccava la freccia, distendeva le braccia, fissando –si sarebbe detto- l’invisibile. Poi il sibilo leggero, l’aria tagliata dal movimento preciso e rapido. Il bersaglio.
Il Giocatore mi lasciò parlare, guardando come cambiavano le mie espressioni, facendo salire le emozioni, lasciando che si disperdessero, come la schiuma delle onde.
Leggeva ogni respiro, decifrando le ombre dello sguardo, come nuvole di temporali che passavano in fretta. Uno dopo l’altro.
Non disse nulla. Stimolò e accolse, attese che i pensieri si incatenassero, uno dopo l’altro, che le comprensioni accendessero barlumi negli occhi.
Tacqui anch’io.
Stanca, confusa, colpita, affrancata. Poi dissi, sgomenta.
“Io non possiedo un arco. E non ho dei bersagli.”
Il Giocatore soffiò sulla candela, perché io sapessi che lui non poteva vedere quell’unica lacrima che scese sulla mia guancia e si fermò sulle labbra, con il sapore del mare. Poi, il Giocatore la asciugò con la bocca.
E fu notte.
Pensieri e sogni si intrecciarono nel buio, interrogativi ai quali il sonno ristoratore avrebbe voluto trovare risposte. Io che non volevo usare l’arco, non volevo ferire, non avevo bersagli. Io che costruivo frecce per altri, o per comporre inaspettati mandala, o segnalare direzioni da seguire.
All’alba, gli occhi sgranati a fissare la parete, capii che stavo solo giustificando una assenza. Stavo guardando indietro per dire che tutto andava bene e sarebbe continuato per sempre.
Invece no, il percorso era tragicamente incompleto. Mancava l’arco. Mi mancava.
Mi voltai verso il Giocatore, per raccontare, ma lui era partito. Senza dire, spiegare, avvisare. Ero rimasta sola.
venerdì 27 gennaio 2023
RITORNI 4.2
“Perché guardare le frecce, ora?” chiesi al Giocatore.
“Osservarle, ricordarle, toccarle, scoprirle... tante azioni da compiere per capire profondamente cosa rappresentano e cosa comportano.”
La terza freccia aveva una punta a rombo. Mi commossi nello sfiorare la cuspide dorata, aveva un’asta di ciliegio e conservava un profumo di mobili antichi e di cera appena passata. Le alette a parabolica incutevano rispetto, indicavano l’estrema precisione, forme armoniose e perfette. Bellissime.
Mi sentivo stanca, improvvisamente. Troppi pensieri, troppa concentrazione o, forse, l’intensità dei significati e dell’abilità costruttiva.
Allora non sapevo ancora nulla delle frecce.
Mio padre mi sorprese, un giorno, e restò senza parole per quegli oggetti a lui misteriosi, che stavo ordinando in un telo bianco, prima di riporli in un angolo nascosto della mia stanza. Sapeva dei miei incontri con il Maestro, ma non ne conosceva i contenuti né le azioni. Io mi sentii in imbarazzo per ciò che lui ignorava e io già conoscevo. Dissi poche parole, cercando di minimizzare quei giochi, lui finse di credermi e di non capire. Ma forse non capiva davvero.
“Ancora una freccia” disse il Giocatore, posando la sua mano sul braccio.
Viburno. Mia madre aveva raccolto un ramo da un albero molto alto, si era arrampicata tra il fogliame abbondante per portarmelo, prima che i frutti maturassero completamente.
L’avevo trovato in fondo al letto, al risveglio di un mio compleanno. Era stato il suo modo di dirmi che potevo continuare a seguire il maestro, anche se non mi avrebbe insegnato a danzare, come lei avrebbe voluto. Per lei.
“Ogni freccia è ricordo e conquista.” dissi al Giocatore.
“E bellezza” aggiunse lui.
Rientrammo in casa quando le luci del giorno si allontanarono dalle onde del lago.
Quella notte restammo silenziosi e abbracciati, ma era come se il dialogo continuasse nel buio e senza parole. Sapevamo entrambi che avremmo censito tutte le mie frecce, le avremmo prese in mano e percorse con le dita, una dopo l’altra, per reimpararne la struttura, la linea, la robustezza, la tipicità, il senso.
Non sarebbe stato facile e non c’era un tempo prestabilito, solo il battito di un ritmo interiore per attraversare l’esperienza, senza trascurare nulla.
Così non so dire quanti furono i giorni, o le stagioni, in cui rivedemmo le frecce. Ritrovammo anche quelle non completate, scoprimmo penne intatte e rami asciutti e non ancora scolpiti. Un patrimonio. Un patrimonio, ci accorgemmo che era così...
domenica 15 gennaio 2023
RITORNI 4.1
Alla prima luce dell’alba avevo allungato la mano e percepito la mancanza.
Il giocatore si era già alzato. Era la prima volta che lo faceva –alzarsi da solo- da quando ci eravamo ritrovati. Sentii un attimo di incertezza, poi mi mossi. L’acqua gelida mi scosse, presi i nastri e i pettini e feci le trecce ai miei lunghi capelli neri. Non era più tempo per i boccoli danzanti, pensai, mentre lo sguardo si allungava verso il lago, dove la sagoma del Giocatore ripeteva i gesti della grazia e del risveglio.
Quando uscii, l’aria mi diede i brividi, l’aria fresca, pensai, o forse ero io. Mi avvicinai silenziosa, i piedi sembravano solo sfiorare la terra, perché non c’era pesantezza in me, solo la consapevolezza che il tempo era cambiato. O giunto, chissà.
Il Giocatore mi guardò con un’espressione dolce e dubbiosa, i miei occhi gli restituirono forza ed equilibrio. Sono pronta, pensai, o forse lo dissi, o forse lui lo capì.
Aveva portato con sé qualcosa, capii subito che mi avrebbe guidato in una nuova conoscenza, in una scoperta, in una condivisione.
Cominciammo.
Scostai la tela e vidi la prima freccia.
I ricordi mi assalirono, portandomi altrove.
Era una freccia d’acero, un legno chiaro e leggero, che avevo lavorato con facilità e precisione. L’asta era flessibile e sottile, l’avevo affilata nella tarda primavera, quando pochi erano gli sbalzi di temperatura, e l’avevo impennata di un’ala destra, la prima oca in arrivo dal sud. Era una freccia bianca, che mi ricordava dei miei primi passi nella foresta, del Maestro che mi insegnava, delle mie piccole mani che incidevano la cocca.
Il Giocatore mi mostrò un’altra freccia.
La freccia rossa era fatta di sanguinella, di cui aveva conservato il colore delle foglie d’autunno. I fiori bianchi e profumati dell’arbusto, bottinati dalle api, ricordavano la giovinezza spensierata...
giovedì 5 gennaio 2023
Perché le storie
Le storie portano a esplorare ampi spazi di noi stessi e a dare forma a parti che normalmente tacciono o non sono ascoltate. Le storie parlano di tempi passati e futuri, condensandoli nel qui e ora, dando l’intensità delle esperienze tutte insieme, spezzando le categorie e le deduzioni, cambiando ordini e priorità.
Per questo, anche per questo sono così potenti. Raccontare, dare movimento alle immagini che sono specchio di ciò che si prova, fa defluire il sangue, ripulisce il corpo, crea un nuovo terreno fertile, occasioni per accorgersi di noi.
Il Giocatore è un moltiplicatore di storie, ogni volta che scegliamo una carta apriamo una finestra sui mondi interiori, lasciando che i disegni sollecitino quanto di noi deve essere rivelato, quanto preme per esprimersi.
I RITORNI del Giocatore sono le storie che illustrano un passaggio di trasformazione, che, dopo il libro, ha poi condotto alle nuove dodici carte.
Ne posteremo ancora uno, come dono per il nuovo anno.
martedì 16 agosto 2022
Riceviamo e pubblichiamo
Il giocatore di carte.
Mi vien da sorridere perché non avrei immaginato che nella mia vita fosse ritornato il Gioco che credevo di aver definitivamente perso alla fine della mia fanciullezza, quando si giocava si giocava.
Con il Giocatore accade la stessa cosa, il mondo dell’immaginazione si apre vasto e infinito.
Quante storie che non sono inventate bensì vissute, anche se immaginate!
E tutto si riempie e si realizza come quando era bambina.
Il giocatore mi ha riportato a quel mondo ludico eppure catartico ed evolutivo.
Si va ai piani superiore con estrema facilità e la realtà si crea e si realizza.
Sono felice di essere entrata nel mondo del Giocatore di carte.
Perché con il gioco la mia vita viene ripercorsa e creata di nuovo.
domenica 31 luglio 2022
È successo ancora. Le persone che entrano in intimità con le carte raggiungono stanze inespugnabili. Così il Giocatore comincia a esistere come energia propulsiva.
Guida.
Per chi transita nelle Marche...
una serata di carte e stelle, curata da tre "centri vibrazionali".
Presso la casa dell'olio di Maiolati Spontini
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