martedì 10 marzo 2020

MARZO 2020


Ho chiesto al Giocatore una carta che potesse guidarci in questo momento di difficoltà.
La carta è  la numero 22 .Vi allego il disegno, in modo che chi lo desidera possa sviluppare la propria storia.
Vi posto la mia.




Io ti guardo e nel guardarti mi trasformo, e mentre cambio appaiono le storie nascoste, vengono a galla fiumi, alberi, soli e nebbie. Non solo ciò che vedi, non solo ciò che sai. Voglio far affiorare il volto celato, la sua struttura, il non visibile.
Ti guardo e, nel tuo sguardo, vedo passare gli eventi, le persone, i tempi. Vedo passare ciò che ti ostini a trattenere, ciò che credi reale, ciò a cui ti aggrappi. Come veli di percezione, voglio sfogliarli uno dopo l’altro, per guidarti all’interno, alla solitudine della percezione, alla coscienza. Al vedere.
In profondità i paesaggi e le sensazioni, le abitudini e le certezze.
Ti guardo. Guardami. Meglio, ancora.
Oltre.



Scrivono Artis  e Nadia su questa carta:
Interrogare costantemente la conoscenza acquisita.
Trasformare la percezione del reale.
Rinunciare alla consuetudine.




domenica 2 febbraio 2020

PERSONALE

Una esperienza personale, per dire come le carte, quando siano interiormente 
accolte ed esperite, possano dar luogo a grandi scoperte e importanti aiuti. 
Come possano creare ponti di comprensione e di apertura, là dove i pensieri sembrano troppo intrecciati e carichi di emozioni per non essere condizionati e condizionanti.
Una esperienza personale, legata alla malattia della mia gatta e alla mia scelta di accompagnamento. Ho attraversato insieme a lei i momenti della proiezione e dei ricordi, poi ho potuto affidarmi alle carte per chiedere quali fossero i suoi tempi e le sue trasformazioni.
Ecco le carte che mi hanno parlato, a distanza di alcuni giorni una dall’altra.
 
Carta dei grandi laghi: tutti i fiumi conducono ai laghi in cui ascoltare il battito del cuore, tutto giunge al momento giusto e al suo completamento. Questa carta mi ha mostrato che la sua vita si preparava al compimento.
Carta dell’aquila: indicava  che una parte di lei era pronta ad andare e un’altra ancora era legata alla vita che aveva condotto. Il tempo del passaggio non era ancora giunto.
Carta cappotto: un mondo di luce si spalanca, nonostante l’apparenza; da questa carta ho imparato a distinguere tra ciò che sembra e ciò che è, rinnovando la fiducia nella Vita.
Carte volanti: il giardiniere era pronto a spalancare la serra, affinché il fiore potesse sbocciare, io ho dovuto setacciare la mia interiorità per cercare le tracce del trattenerla con me, e darle l’autorizzazione a esprimere liberamente la sua natura e il suo destino.
E infine un’ultima carta, piena di poesia e di amore, per dire che potevamo accogliere i cambiamenti di prospettiva e sentirci ancora legate nel Tutto: la carta dell’albero e del cielo.

domenica 9 giugno 2019

ANTENATI


Quelli che sono sempre stati  parte dell’Invisibile.
Ne conosciamo i nomi, forse alcuni frammenti di biografia, tramandati nelle storie della famiglia. Alcuni non sono così lontani nel tempo, abitavano dove viviamo noi, oppure vivevano in paesi sconosciuti, in situazioni così differenti che stentiamo a immaginare. Abbiamo qualche foto sbiadita, qualche oggetto, forse, le date di nascita e morte, così stranamente ripetute nelle generazioni successive. Gli Antenati a cui non avremmo potuto chiedere.
E poi quelli che sono diventati parte dell’Invisibile, a cui non abbiamo chiesto tutto, a cui non sapevamo di aver bisogno di chiedere. I nonni, gli zii. I genitori, così vicini, così scontati, con tutto ciò che crediamo di sapere o di voler sapere. Un sotterraneo emotivo potente e inesprimibile. Scivolati via con i loro sogni e i destini intrecciati
E poi gli Antenati che ci sono ancora, depositari di storie e di segreti, occasione e possibilità di avere sguardi diversi e ampliare le conoscenze. Quelli che ci inteneriscono e che ci urtano, quelli che fatichiamo ad accogliere. Quelli che diventeranno invisibili e sarà troppo tardi –allora- per le parole. Sarà -chissà- un altro tempo per inaspettate vicinanze.
La relazione con gli Antenati occhieggia dalle carte-storie del Giocatore, evocando il non detto e invitando ad assumere conoscenze, a integrare ciò che si cela. A porre attenzione.
La carta scozzese mostra le evidenze di un legame con “il clan”, inteso come bagaglio e risorsa, vincolo e peso, a seconda della domanda e di chi scrive. In ogni caso si tratterà di fare i conti con la famiglia in senso ampio, con le proprie origini, con le eredità ricevute in dono, o subite come fardello. L’invito è ad appartenere senza vincoli e a riconoscersi nell’antico sapere.
La carta dei grandi laghi, che esprime il compimento delle progettualità e la sosta in dimensioni di profonde riflessioni, chiede di liberare le energie trattenute nella storia familiare, di lasciar andare esperienze irrisolte o incomplete, integrandole in una visione unitaria della propria esistenza. Non è necessario sapere tutto, ma vivere la leggerezza malinconica del seguire l’acqua che riprende a scorrere, dopo essere stata liberata.
La carta che non c’era evoca la mancanza e il bisogno di completamento, più come emozione indefinita che come pensiero indagatorio. Si tratta di “liberare il vuoto delle assenze”, affidandosi alle sfumature interiori, ascoltando  quelle voci che mormorano, al di là delle nostre convinzioni, e ricordano che molte sono le carte del mazzo, ed è la loro unione a restituire senso e potenza.
Altre carte? Aspettiamo le vostre esperienze e idee.
Dopo il gioco radice possiamo affinare quello degli Antenati.

sabato 2 marzo 2019

UN AMICO DEL GIOCATORE


Federico è un grande amico del Giocatore. Sensibile, aperto, poeta, sceglie le carte con cura e  vive intensamente  le immagini che vengono alla luce. Lo ringraziamo per averci concesso di condividere l’inattesa storia emersa dopo aver preso la carta della Volpe.
 
Io lo so che in quel posto ci sono già stato. Almeno una volta, forse mille volte.
Le mie narici si riempiono dell’odore acre della cenere che si mischia alla pioggia, poi alla neve, fino a depositarsi a terra, coprendo tutto con la sua patina sottile, sporca e pulsante. Oltre quei comignoli ci sono delle betulle e oltre quei filari ci sono delle case, dei bambini che giocano al pallone; ci sono dei boschi, dei fiumi e delle pianure. C’è la vita. So che tutto questo esiste, anche se in questo momento io non lo vedo. Non posso vederlo.
Un mondo intero oltre il cancello.
Le mie mani cercano di forzare il filo spinato: mentre osservo il sangue purpureo che mi gronda dalle dita mi accorgo che i nodi del ferro hanno forma di stelle: stelle blu come la notte e appuntite come un antico talismano, proprio come quella gialla a sei punte che porto cucita sul petto, sulla pelle a strisce bianche e azzurre che mi hanno tatuato con l’inchiostro indelebile il primo giorno in cui sono arrivato qui.
Le gocce di sangue cadono sulla neve, disegnando forme che i miei occhi in principio faticano a riconoscere: dopo un istante, però, quella macchia rossastra che si sta allargando sulla superficie immacolata che è ai miei piedi assume i tratti fieri di una volpe. Sì, una di quelle volpi che accendevano i miei sogni di bambino. Ma questa non è una volpe uscita da un libro di fiabe: i suoi occhi non sono astuti, il suo pelo non brilla al riverbero della luna. Tuttavia… Tuttavia essa è custodisce un segreto, un segreto che solo un prigioniero come me è in grado di vedere: nel suo grembo è nascosto un bambino. Non è la volpe che lo ha mangiato, è il bambino che si è rifugiato nel tepore della sua pancia.
È esattamente quello che voglio fare anch’io: mentre i comignoli alle mie spalle sputano la loro ultima fiammata, con tutta la forza che mi è rimasta apro un varco tra le stelle del filo spinato, raggiungo la mia volpe di sangue e di neve, immergo le mani nel gelo vibrante del suo ventre.
C’è la vita. Adesso posso vederla. Posso sentirla.



lunedì 11 febbraio 2019

GIOCO RADICE a TORINO


Il Giocatore ringrazia Myriam Lopa per aver organizzato un incontro presso il suo accogliente studio. Il Gioco Radice si è espresso nelle sue molteplici potenzialità, coinvolgendo persone attente e sensibili alle sollecitazioni delle carte.
Grazie a tutti per la partecipazione e per la condivisione di progetti, incertezze e desideri.

domenica 11 novembre 2018

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


 CONSIDERAZIONI  SUL  GIOCATORE

Le carte del giocatore sono diventate compagne di strada. La loro natura potentemente espressiva, ma al tempo stesso non vincolante, sollecita pensieri, emozioni e lascia libero il flusso delle sensazioni e delle intuizioni.
Per me scrivere dopo aver scelto una carta è come entrare in un sogno, visitarlo e poi lasciarlo. Tant’è che dopo poco mi dimentico totalmente di cosa ho scritto e lo ritrovo solo rileggendo il testo.
Nel tempo le carte hanno suggerito, accompagnato, messo in luce ciò che non lo era.
A volte hanno insistito, tornando e ritornando, come per invitare a capire meglio, approfondire.
Sono “passaporta”, accessi a un mondo che esiste, è dentro di me, ma stenta a emergere con le vie consuete della riflessione e del ragionamento.
Ringrazio il Giocatore, Paola e Nadia per questa risorsa che permette di arrivare oltre e più in là.

martedì 6 novembre 2018

LA CARTA DEL SOGNO



Baba Bedi diceva che ogni sogno appare in forma drammatizzata; è perciò necessario analizzare quali sono le componenti di base per una drammatizzazione, cioè il palcoscenico,  gli spettatori, gli attori, il contenuto di ciò che è proiettato.
Dobbiamo quindi porci una serie di domande.
Quale esperienza in un sogno corrisponde al palcoscenico?
La prima componente del palcoscenico è il pavimento, la seconda  sono i colori e le luci
la terza i mobili e gli altri elementi decorativi. Tutti gli elementi presenti, oltre al pavimento che è indispensabile, servono per intensificare il messaggio.
Chi sono gli attori?
Dobbiamo valutare con attenzione la reazione personale nei loro confronti
Chi sono gli spettatori ?
C'è sempre solo uno spettatore che è la coscienza della persona che sogna.
Qual è il contenuto del sogno?
Si tratta del messaggio che il sogno deve dare alla coscienza. Il punto centrale va scoperto esaminando le emozioni e i sentimenti sentiti durante il sogno. Poi si cerca il significato degli oggetti e dello scenario, che danno una comprensione più profonda dello stato d'animo creato da emozioni e sentimenti. Per entrare in una interpretazione più raffinata  si interpretano infine suoni, profumi e odori.
Nella carta del Giocatore i sogni sono tre: nel primo compare un abile mangiatore di fuoco che il Giocatore prova a imitare; purtroppo non è in grado di farlo e il fuoco, invece di trasformarsi in coriandoli, viene inghiottito. Il giocatore si sveglia con la sensazione fisica di soffocare. Un sogno di evacuazione, ma anche indicativo di una incapacità a trasformare situazioni, eventi, reazioni. Cogliamo anche una emozione di inadeguatezza, che ritroviamo nel terzo sogno con la ballerina mongolfiera, che il giocatore vorrebbe evitare e di cui si vergogna.
Nel secondo sogno il pavimento a scacchiera intensifica il messaggio: l’incompletezza, la separazione, il bisogno insoddisfatto di creare una comunicazione.
Questa carta, molto complessa ed evocativa, è stata scelta raramente, tuttavia possiamo riportare una delle storie che ha suscitato.

Il fumo in cima al bastoncino cominciò a tracciare linee arrotondate nell’aria e poi compose strane figure che si riempirono di colori attirati dal bisogno di colmare le linee. Ne emersero le forme due artisti di circo che si mossero in direzione di un grande castello sulla cui porta era stato tracciato un maleficio di sangue.
La donna era una domatrice di animali e teneva nelle mani due lunghe fruste, l’uomo era un acrobata giocoliere e aveva raccolto le fiamme di un fuoco con il quale avrebbe  spento il maleficio del castello. Giunsero volando e il sangue non oppose resistenza, era come una grande opera in cui ogni personaggio ha un suo ruolo e senso. L’uomo e la donna portarono nel castello la loro arte e il re e la sua corte, impietriti dal sortilegio, tornarono in vita e ci fu una grande festa. Quando la festa finì, si spense l’ultima candela e il fumo si dileguò insieme alla storia.
Era stato un sogno?