sabato 2 marzo 2019

UN AMICO DEL GIOCATORE


Federico è un grande amico del Giocatore. Sensibile, aperto, poeta, sceglie le carte con cura e  vive intensamente  le immagini che vengono alla luce. Lo ringraziamo per averci concesso di condividere l’inattesa storia emersa dopo aver preso la carta della Volpe.
 
Io lo so che in quel posto ci sono già stato. Almeno una volta, forse mille volte.
Le mie narici si riempiono dell’odore acre della cenere che si mischia alla pioggia, poi alla neve, fino a depositarsi a terra, coprendo tutto con la sua patina sottile, sporca e pulsante. Oltre quei comignoli ci sono delle betulle e oltre quei filari ci sono delle case, dei bambini che giocano al pallone; ci sono dei boschi, dei fiumi e delle pianure. C’è la vita. So che tutto questo esiste, anche se in questo momento io non lo vedo. Non posso vederlo.
Un mondo intero oltre il cancello.
Le mie mani cercano di forzare il filo spinato: mentre osservo il sangue purpureo che mi gronda dalle dita mi accorgo che i nodi del ferro hanno forma di stelle: stelle blu come la notte e appuntite come un antico talismano, proprio come quella gialla a sei punte che porto cucita sul petto, sulla pelle a strisce bianche e azzurre che mi hanno tatuato con l’inchiostro indelebile il primo giorno in cui sono arrivato qui.
Le gocce di sangue cadono sulla neve, disegnando forme che i miei occhi in principio faticano a riconoscere: dopo un istante, però, quella macchia rossastra che si sta allargando sulla superficie immacolata che è ai miei piedi assume i tratti fieri di una volpe. Sì, una di quelle volpi che accendevano i miei sogni di bambino. Ma questa non è una volpe uscita da un libro di fiabe: i suoi occhi non sono astuti, il suo pelo non brilla al riverbero della luna. Tuttavia… Tuttavia essa è custodisce un segreto, un segreto che solo un prigioniero come me è in grado di vedere: nel suo grembo è nascosto un bambino. Non è la volpe che lo ha mangiato, è il bambino che si è rifugiato nel tepore della sua pancia.
È esattamente quello che voglio fare anch’io: mentre i comignoli alle mie spalle sputano la loro ultima fiammata, con tutta la forza che mi è rimasta apro un varco tra le stelle del filo spinato, raggiungo la mia volpe di sangue e di neve, immergo le mani nel gelo vibrante del suo ventre.
C’è la vita. Adesso posso vederla. Posso sentirla.



lunedì 11 febbraio 2019

GIOCO RADICE a TORINO


Il Giocatore ringrazia Myriam Lopa per aver organizzato un incontro presso il suo accogliente studio. Il Gioco Radice si è espresso nelle sue molteplici potenzialità, coinvolgendo persone attente e sensibili alle sollecitazioni delle carte.
Grazie a tutti per la partecipazione e per la condivisione di progetti, incertezze e desideri.

domenica 11 novembre 2018

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


 CONSIDERAZIONI  SUL  GIOCATORE

Le carte del giocatore sono diventate compagne di strada. La loro natura potentemente espressiva, ma al tempo stesso non vincolante, sollecita pensieri, emozioni e lascia libero il flusso delle sensazioni e delle intuizioni.
Per me scrivere dopo aver scelto una carta è come entrare in un sogno, visitarlo e poi lasciarlo. Tant’è che dopo poco mi dimentico totalmente di cosa ho scritto e lo ritrovo solo rileggendo il testo.
Nel tempo le carte hanno suggerito, accompagnato, messo in luce ciò che non lo era.
A volte hanno insistito, tornando e ritornando, come per invitare a capire meglio, approfondire.
Sono “passaporta”, accessi a un mondo che esiste, è dentro di me, ma stenta a emergere con le vie consuete della riflessione e del ragionamento.
Ringrazio il Giocatore, Paola e Nadia per questa risorsa che permette di arrivare oltre e più in là.

martedì 6 novembre 2018

LA CARTA DEL SOGNO



Baba Bedi diceva che ogni sogno appare in forma drammatizzata; è perciò necessario analizzare quali sono le componenti di base per una drammatizzazione, cioè il palcoscenico,  gli spettatori, gli attori, il contenuto di ciò che è proiettato.
Dobbiamo quindi porci una serie di domande.
Quale esperienza in un sogno corrisponde al palcoscenico?
La prima componente del palcoscenico è il pavimento, la seconda  sono i colori e le luci
la terza i mobili e gli altri elementi decorativi. Tutti gli elementi presenti, oltre al pavimento che è indispensabile, servono per intensificare il messaggio.
Chi sono gli attori?
Dobbiamo valutare con attenzione la reazione personale nei loro confronti
Chi sono gli spettatori ?
C'è sempre solo uno spettatore che è la coscienza della persona che sogna.
Qual è il contenuto del sogno?
Si tratta del messaggio che il sogno deve dare alla coscienza. Il punto centrale va scoperto esaminando le emozioni e i sentimenti sentiti durante il sogno. Poi si cerca il significato degli oggetti e dello scenario, che danno una comprensione più profonda dello stato d'animo creato da emozioni e sentimenti. Per entrare in una interpretazione più raffinata  si interpretano infine suoni, profumi e odori.
Nella carta del Giocatore i sogni sono tre: nel primo compare un abile mangiatore di fuoco che il Giocatore prova a imitare; purtroppo non è in grado di farlo e il fuoco, invece di trasformarsi in coriandoli, viene inghiottito. Il giocatore si sveglia con la sensazione fisica di soffocare. Un sogno di evacuazione, ma anche indicativo di una incapacità a trasformare situazioni, eventi, reazioni. Cogliamo anche una emozione di inadeguatezza, che ritroviamo nel terzo sogno con la ballerina mongolfiera, che il giocatore vorrebbe evitare e di cui si vergogna.
Nel secondo sogno il pavimento a scacchiera intensifica il messaggio: l’incompletezza, la separazione, il bisogno insoddisfatto di creare una comunicazione.
Questa carta, molto complessa ed evocativa, è stata scelta raramente, tuttavia possiamo riportare una delle storie che ha suscitato.

Il fumo in cima al bastoncino cominciò a tracciare linee arrotondate nell’aria e poi compose strane figure che si riempirono di colori attirati dal bisogno di colmare le linee. Ne emersero le forme due artisti di circo che si mossero in direzione di un grande castello sulla cui porta era stato tracciato un maleficio di sangue.
La donna era una domatrice di animali e teneva nelle mani due lunghe fruste, l’uomo era un acrobata giocoliere e aveva raccolto le fiamme di un fuoco con il quale avrebbe  spento il maleficio del castello. Giunsero volando e il sangue non oppose resistenza, era come una grande opera in cui ogni personaggio ha un suo ruolo e senso. L’uomo e la donna portarono nel castello la loro arte e il re e la sua corte, impietriti dal sortilegio, tornarono in vita e ci fu una grande festa. Quando la festa finì, si spense l’ultima candela e il fumo si dileguò insieme alla storia.
Era stato un sogno?

venerdì 26 ottobre 2018

ANGELO E ULTIMA CARTA


L’Angelo, come energia, consente al Giocatore di entrare in contatto con una parte più grande  di sé. Consente di spostare lo sguardo in cielo e di cambiare prospettiva. In questo movimento anche il dolore assume un altro aspetto, tutto si rinnova e il cammino ricomincia. Curiosa la frase dell’Angelo che dice:... Io sono qui perché tu hai un compito, io ti aiuterò a realizzarlo, questo è il mio compito.   
Il senso è evocativo, ma in parte oscuro.
Seguono altre carte, tuttavia è solo nell’ultima che ricompare l’Angelo. Ricompare, compiaciuto delle trasformazioni avvenute, prevedendo la nascita di un femminile potente, che avrebbe ricordato e compreso. Così è in effetti avvenuto nelle storie successive, e non ancora pubblicate, in cui si coglie il risveglio dell’intuizione, nonché la scoperta dei limiti del linguaggio e la possibilità di costruire orizzonti e nuovi mondi.
Il disegno della carta ha espanso questi concetti. Molte persone hanno visto la figura di un angelo, ma molte quella di una donna, anche di una madre con un figlio in grembo, di un cuore, un nido, qualcuno  di ali minacciose che imprigionano.
Questo ci dice quanto sia importante la descrizione individuale della carta, quello che evoca, suggerisce, simboleggia. Dalla descrizione si passa poi all’ascolto delle sensazioni  e delle emozioni, infine sboccia la storia, una inattesa sequenza di simboli che mostrano e rappresentano, ampliano.

L’ultima carta del mazzo rappresenta il Giocatore e i suoi tanti aspetti, abiti e veli via via attraversabili, conoscibili, superabili. Il disegno spezza il concetto di tempo, riassume e sintetizza e, insieme, apre e distingue. Tante di parti di noi visibili e unificabili in un tutto che  cresce e si espande. Una carta-storia di completamento e nuovo inizio, così come le fasi della nostra esistenza, ascoltando il vento che soffia, vivendo nel quotidiano e nel profondo la connessione tra “l’io piccolo e l’io grande”.

lunedì 15 ottobre 2018

LA CARTA DELL’ANGELO



La carta dell’Angelo è collegata alla carta precedente, quella del Sogno. Il Giocatore sta vivendo un momento di grande difficoltà, che i sogni incarnano ed elaborano. La paura assorbe e ingloba ogni emozione del Giocatore, riducendo la sua percezione a un’ombra scura. In questa disperazione “per un attimo pregò”. Si rivolse a qualcosa di più grande.
Se si cerca una connessione ecco che può apparire l’Angelo.
La connessione  consente di sciogliere le resistenze e attenuare il dolore, una volta creata non si interrompe più e l’Angelo, che semina tracce d’oro, per la prima volta sulle carte, cancellando il nero, continua ad affiancare il Giocatore, con i suoi “occhi cerulei”, il suo sguardo dall’invisibile.
Chi è l’Angelo?
La parola viene dal  greco e significa messaggero, una creatura spirituale, di natura superiore alla umana, spesso nunzia, secondo la teologia ebraica e cristiana, della divina volontà.
L’arte ci consegna delle immagini dell’Angelo, come creature con le ali, di solito luminose e dal volto sereno. Gli Angeli hanno il compito di accompagnare gli esseri umani e sostenerli nelle difficoltà. Talvolta è anche possibile comunicare con loro.
Fin qui tutti d’accordo, ma se cerchiamo più a fondo?
Gli Angeli sono legati a  tradizioni e culture molto antiche. Esiste una angelologia, che si occupa di studiare le dottrine riguardanti le entità definite angeli. Uno scenario vastissimo. Piluccando qua e là, scopriamo che, sotto l'influsso della scuola cabalistica di Girona, in Spagna, si è sviluppata nel medioevo un'ampia collezione di informazioni relative alle singole personalità ed influenze di angeli e demoni, spesso immaginate a partire dal nome stesso di ciascuna entità. Questi sviluppi sono stati contrastati e condannati dalla chiesa cattolica che già nel Concilio di Roma (745), proibì la venerazione di angeli, i cui nomi non compaiano nella Bibbia. Nel 1992, il magistero pontificio ha chiarito che "è illecito insegnare e utilizzare nozioni sugli angeli e sugli arcangeli, sui loro nomi personali e sulle loro funzioni particolari, al di fuori di ciò che trova diretto riscontro nella Sacra Scrittura; conseguentemente è proibita ogni forma di consacrazione agli angeli ed ogni altra pratica diversa dalle consuetudini del culto ufficiale." La chiesa cattolica venera il 2 ottobre gli angeli custodi e venera in uno stesso giorno, il 29 settembre, i tre arcangeli biblici (Michele, Gabriele e Raffaele). Altri arcangeli compaiono nella liturgia ortodossa, ma non in quella cattolica.
A Girona è nato, nel 1927, François Bernad Termès, lo scrittore Haziel, “marrano” e cabalista, grande studioso di angelologia, che ha trasmesso attraverso molti libri le sue conoscenze sulle gerarchie angeliche, sui poteri di Angeli e Arcangeli, sulle preghiere che possono essere loro rivolte. Ci sono alcuni video in francese sul web, in cui possiamo ascoltare la sua testimonianza e la sua voce. I contenuti sono complessi e articolati, invitano a comprendere come ci siano numerose stratificazioni di significati cosmologici  e  complesse gerarchie spirituali.
Un video interessante, in italiano, riguarda la testimonianza di Igor Sibaldi, che ha conosciuto Haziel a Parigi. Sibaldi è autore, lui stesso, di un libro di angelologia, in cui presenta i 72 nomi ebraici degli Angeli e le loro qualità. Egli li descrive come energie, che costituiscono la connessione tra il sistema “terra” e il sistema “cielo”. Sono come un vento che accompagna la rotta di un veliero.

Sovrapponiamo queste suggestioni alla carta dell’Angelo e vediamo aprirsi dei varchi di esplorazione. Altre domande.
Ne scriveremo ancora.

martedì 9 ottobre 2018

SIMBOLO


Il simbolo è generalmente visto come la rappresentazione di una cosa per un’altra, di una raffigurazione per un’altra, di un’idea per un’altra. Il simbolo è un segno che informa della presenza di un significato, è cioè portatore di un senso.
Freud, nell’occuparsi del simbolo in relazione ai sogni, lo definì come una rappresentazione cosciente di sfondi inconsci, dando a esso un significato preminentemente soggettivo, che può essere svelato anche grazie al metodo della libera associazione.
Jung ampliò questa concezione ammettendo che, accanto alla parte conscia e a quella inconscia, l’animo umano possieda anche un legame con l’inconscio collettivo, cioè un inconscio comune a tutti gli uomini, in cui hanno sede le immagini primordiali. Questi archetipi segnano gli stadi di sviluppo della coscienza umana, includendo anche i miti, le leggende e i testi sacri.
Assagioli assegnava ai simboli un importante valore psicoterapeutico, in quanto li considerava accumulatori delle energie psichiche; essi le conducono e le integrano agendo in profondità sulla parte inconscia, ai fini della trasformazione di un disequilibrio.
Baba Bedi definiva il simbolo come “una entità che esiste in natura o è creata dall’uomo, una forma che riflette le qualità legate all’essenza”. La forma è la manifestazione delle forze che la costituiscono; insieme alla dimensione del colore costituisce “l’alfabeto” della natura, attraverso cui l’essere umano può scoprire e comprendere il significato profondo del Creato.
La definizione di SIMBOLO che troviamo sul vocabolario è la seguente: qualsiasi elemento (segno, gesto, oggetto, animale, persona) atto a suscitare nella mente un’idea diversa da quella offerta dal suo immediato aspetto sensibile, ma capace di evocarla attraverso qualcuno degli aspetti che caratterizzano l’elemento stesso, il quale viene pertanto assunto a evocare in particolare entità astratte, di difficile espressione.
Il termine originario greco symbolon significa “lo sforzo necessario a connettersi”  e, nell’uso degli Antichi Greci, il mezzo di riconoscimento e di controllo, costituito da ognuna delle due parti ottenute spezzando irregolarmente in due un oggetto (per es. un pezzo di legno), che i discendenti di famiglie diverse conservavano come segno di reciproca amicizia.
Per Sibaldi i simboli sono veicoli, veri e propri conduttori di energia, nel momento in cui si riesca a intenderli correttamente, cioè a domandarsi Perché? al loro riguardo.  Dei simboli abbiamo “un pezzettino”, l’altro pezzo, quello che ci manca, va avanti all’infinito e continuamente mette in moto significati e conoscenze.

Così, con questi brevi accenni, apriamo ulteriori prospettive di osservazione sulle carte-storie del Giocatore.